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Poeticamente parlando 2

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Karewicz Daniela

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IL MIO PRECEDENTE SPACE -"danulalupa"- NON FUNZIONA PIU' PER MOTIVI TECNICI. QUESTO - "poeticamenteparlando" - VUOL ESSERE LA CONTINUITA' DEL MIO RAPPORTO CON TUTTI GLI AMICI CHE VORRANNO SEGUITARE A LEGGERMI. DANIELA - LUPA 2
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11月7日

Mur

listopad 09

 

Mur Berliński.

 

W czasie nieustających problemów  w Polsce

w latach osiemdziesiętych znalazłam się przypadkowo w Berlinie Wschodnim.

Podczas tego pobytu postanowiłam dotrzeć do muru.

Właśnie na tyłach tego rozległego parku po raz pierwszy go ujrzałam.

Kolczaste akacje gnące się w  nieskończonej pustce alei,

potrząsały bezsilnie swymi liśćmi  w lekkiej bryzie  żółtego południa.

Park podzielony był jakgdyby na dwie części, każda o innej specyfice.

Po jednej stronie był przestronny

i wznosił do nieba swą delikatną i aksamitną zieleń,

po drugiej, idąc w głąb,

 zamieniał się stopniowo w mroczny i ponury cień.

Tam nie było już ogrodu,

 tylko paroksyzm szaleństwa, obłąkany wybuch furi.

Tam znajdował się mur.

Pokryty czernią, wzdęty strachem,

był haniebnym symbolem tyranii.

Któż mógłby stworzyć tak nikczemną ideę?

 

Człowieku!

Przekraczając progi

twej nieskończonej doskonałości

złudzenia rozproszyły się

czar znikł

a ja znalazłam się wśród

zdewastowanej

i niezmiernej

pustki.

 

Maska szarości malowała moje oblicze.

Snułam się, obserwując wszystko dookoła.

Grupka smutnych dzieci okupowała odrapaną i rozwalającą się ławkę.

Twarze przechodniów odzwierciadlały

niezadowolenie, rozczarowanie i frustrację.  

Zjednoczeni w cichym pragnieniu przekroczenia muru,

patrzyliśmy wszyscy na tę „strefę śmierci”, która dzieliła cały świat.

 

Skrwawione serca

zniszczone istnienia

rozdarte dusze

zabite myśli.

 

Ocean zła zalewa ziemię

zbrodnie władają ludzkością.

Zbyt wiele krzywd się wyrządziło

Basta wrogości!

 

Co ukrywało się za tą niepojętą konstrukcją,

tak bardzo wysoką i ciągnącą się bez końca?

Zaczęłam marzyć.

Wyobrażałam sobie po tamtej stronie zaczarowany raj.

Chciałabym zrealizować tam swoje najśmielsze pragnienienia.

Chciałabym znaleźć się w obfitych ogrodach świata

by kosztować owoce wszystkich drzew.

Chciałabym stąpać po kwiecistych ścieżkach

fascynującego świata kolorów.

Chciałabym ulecieć niby ten liść...

 

Niby ten liść

krążę bez wytchnienia

za nieosiągalnym goniąc

...wciąż... jeszcze... nadal

nieustannie.

Szybuję nad nieskończonością

wszelkich granic pozbawiona.

Bezmiar mnie zachwyca.

Przestrzeń mnie olśniewa.

Zatracona w bezkresach

mojej samotności

zachowuję z dumą

niezależność.

 

Uskrzydlona Wszystkim

kreślę  w przestworzach

niekończący się szlak wolności.

 

Daniela Karewicz

Muro

ottobre ’09

 

Il muro di Berlino.

 

Dopo svariate vicende in Polonia

negli anni ottanta mi trovai a Berlino Est

con la ferma intenzione di arrivare davanti a quel muro.

E fu entrando in un vasto parco

che per la prima volta lo vidi.

Acacie spinose, cresciute nel vuoto dei viali,

scrollavano il loro fogliame chiaro

nella leggera brezza del giallo meriggio.

Quel parco aveva zone e climi diversi;

da un lato era aperto e dispiegava al cielo

 il verde più tenero, soffice e delicato,

 dall’altro, man mano che si addentrava

in una delle sue lunghe ramificazioni,

 sprofondava nell’ombra oscura.

Laggiù non era più un giardino,

era solo parossismo di follia, un’espressione di furia.

 Ed il muro era lì.

Avvolto in un manto tenebroso, gonfio di paura,

era un simbolo vergognoso della tirannia.

Chi mai avrebbe potuto ideare un concetto così ignobile!?

 

Uomo!

Varcando la soglia

del tuo immenso perfetto

le illusioni crollarono

l’incantesimo svanì

e io mi trovai

in mezzo

ad un devastante

e smisurato

vuoto...

 

Una maschera di grigiore dipingeva il mio viso.

Continuai a camminare ed osservare.

Un gruppetto di cenciosi ragazzini

 assediava una panchina sverniciata e disfatta.

I passanti sprofondati nella tristezza

portavano sul viso l’impronta

di una mal sopportata rassegnazione.

Uniti nel muto desiderio di scavalcare il muro,

 tutti noi, stavamo fissando quella “striscia della morte”

che divideva in due la terra e il corpo stesso.

 

I cuori spaccati.

Le vite offese.

I sentimenti rotti.

Le anime uccise.

L’oceano del male inonda il mondo

i crimini guidano le genti.

Troppo male è stato fatto.

Basta con l’odio!

 

Cosa si nascondeva dietro quella costruzione impenetrabile,

tanto alta e lunga senza fine?

Cominciai a fantasticare.

Immaginavo di trovare al di là un paradiso incantato.

Dietro quel muro avrei voluto realizzare

 le mie più esaltate e boriose aspirazioni.

Avrei voluto assaggiare

 i frutti di tutti gli alberi del giardino del mondo.

Avrei voluto andare

per sentieri fioriti nello stupendo mondo dei colori.

Avrei voluto volare come una piuma...

 

Come una piuma

svolazzo senza sosta

inseguendo l’oltre,

sempre più in là

più in là...oltre...ancora.

Sorvolo l’infinito

senza pormi confini.

Dell’ampio mi soddisfo.

Del vasto mi compiaccio.

Dispersa nell’immane

conservo con vanto

l’indipendenza

della mia solitudine.

 

Come una piuma

alata del Tutto

creo nell’immenso

la scia della libertà.

 

Daniela Karewicz.

10月3日

RESPINGIMENTI

Patria.

 

Dopo svariate  vicende del destino si trovò finalmente all’estero.

Si erano esauditi i lunghi sogni della fanciullezza,

del tutto diversi da quelli che si era immaginata.

Quel paese, fantasticato come una favola,

era per lei una terra incompresa in cui perdeva

 l’una dopo l’altra le esaltate e boriose aspirazioni.

Ormai lottava soltanto per sopravvivere.

Le era del tutto indifferente dove la sorte la stava conducendo.

Il fascino di quella terra si era spenta irrimediabilmente,

 oppressa e sfruttata bramava soltanto di tornare a casa.

Tuttavia le cose andavano in modo diverso.

Era evidentemente giunta ad un punto cruciale del suo cammino,

ad una particolare svolta del suo destino.

Arrabbiata con se stessa, decise di cambiare tutto. 

Cominciò dall’ambiente, poi modificò il look,

infine iniziò a frequentare corsi di lingua italiana.

La sua esistenza incominciava inaspettatamente a stabilizzarsi,

aveva la sensazione di essersi inserita in una qualche corrente favorevole.

Dovunque si rivolgeva, trovava una situazione

che pareva fatta apposta per lei.

Si trattava ovviamente di un’illusione,

di una serie di circostanze che la conducevano di evento in evento.

Qualsiasi lavoro stesse facendo,

finalmente si stavano scoprendo le sue capacità.

Piano piano entrò nelle società migliori,

lei, che fino ad allora aveva vissuto

nel mondo semiclandestino degli emarginati.

Si rese conto subito che la sua fortuna era di quelle durature e solide.

Tutto il suo passato ramingo e senza casa si staccò da lei per sempre.

Un fatto più importante concluse e coronò quest’epoca di successo e fortuna.

Dopo un breve esaltante fidanzamento si sposò

e in pochi anni ebbe due splendidi figli.

Il luogo in cui la sorte le concesse di trovare un approdo tranquillo

era rinomato per la bellezza della montagna.

Tra scogli altissimi, Haì,

come aquila reale giunse  a creare il suo nido.

Istintiva e saggia stabilì legami profondi con tutti.

Tenne stretta la sua fortuna e ogni alba silenziosa

 riapriva le ali sempre più ampie.

Forte come una roccia scolpiva con tenacia il proprio destino,

come suo marito  che scolpiva la dura pietra

nel buio ventre della montagna.

Erano pochi cavatori nella zona che conoscevano

 i segreti della pietra ollare,

pietra che richiede lavorazioni precise e faticose.

Gigi, sapeva trasformare il “cuore” della pietra

in recipienti sorprendentemente belli ed eleganti.

 Così, lavorati sapientemente sul tornio, nascevano i laveggi.

Haì riscopriva i sapori e i profumi antichi della nuova patria.

Era affascinata dalle usanze e tradizioni che sembravano dimenticate.

Nei lavèc’ color montagna, cucinava con grande amore

per la sua famiglia minestre, pappe, spezzatini e arrosti.

Aveva imparato tutte le ricette antiche della zona

e le ghiotte frittelle di mele catturavano i palati di tutti gli amici.

Il tempo passava, i figli crescevano e Haì

seguiva fedelmente il lavoro del marito

che continuava da generazioni a portare avanti la scomparente tradizione.

Di questo patrimonio sono rimaste solo,

nascoste sotto mughi e fiori alpini, 

secolari cave con remotissimi segni dei laveggi.

Tuttavia, insieme, avevano deciso di portare avanti questo mestiere antico.

Gigi continuava a produrre laveggi e Haì,

con disarmate disinvoltura eseguiva la cerchiatura,

poiché da nessuna parte si riusciva a trovare gli stagnini.

La rifinitura delle pentole era un compito molto difficile

che nessuno voleva fare.

Le piccole mani di Haì ritagliavano con fatica

massicce strisce di rame, ma lei non si lamentava mai.

 Questo lavoro, anche se arduo, la faceva sentire utile,

 la faceva sentire parte della società.

L’attività riprese vita.

Il laboratorio era frequentato ogni giorno di più

 da innumerevoli clienti e turisti

che con ammirazione osservavano Haì all’opera.

Dietro le spalle, però, si sentivano alcuni commenti:

 “Questi cinesi vengono anche qua a rubarci lavoro.”

Ma senza alcun rancore Haì offriva ai visitatori

le pietanze locali rosolanti sul fuoco.

Con un grembiulino da lavoro,

i capelli raccolti in buffe codine,

distribuiva generosamente gustosi pizzoccheri di Teglio.

E non smetteva di raccontare la storia del Valmalenco

e del “fascino” della pietra ollare,

ma non mancava mai di ribadire un concetto

che tanto le stava a cuore

e che le serviva per sottolineare

 il suo attaccamento e radicamento a quella terra.

“Suo figlio stava studiando per continuare il mestiere del padre,

mentre sua figlia, assomigliandole in tutto, seguiva lo spirito materno”.

 

Daniela Karewicz

7月21日

RESPINGIMENTI

 

Il viaggio.

 

Come un veliero

in balia del vento

scivolo nell’aria,

libera e spensierata.

Respiro

un’inebriante leggerezza.

Le immagini scorrono

come in un film,

lasciando dietro

una scia di

vibranti nostalgie...

 

Andare in gita in Francia accerchiati

dal continuo incubo

delle stesse facce mi dava l’impressione

di non essermi mai mossa da Barberino.

Questi giorni d’estate ondulati, dilatati dai venti,

celavano nelle loro pieghe le sorprese continue.

Folle colorate scorrevano sotto il sole incerto,

 in una baraonda chiassosa,

in uno strascicare continuo di piedi,

 in un chiacchiericcio di decine di bocche brulicanti;

camminate confuse lungo paradisiaci scogli dai graniti rosa,

 per le viuzze degli splendidi borghetti

o dintorno la torre Eiffel.

Così scorreva quel fiume, pieno di brusio,

di occhiate incuriosite, spezzato dalle risa e dalle grida.

Le feste e le cene presso le famiglie che ci ospitavano

 erano “stazioni” di leggerezza e spensieratezza.

Mi incuriosiva il fatto che ai nostri amici francesi 

venivo presentata

sottolineando che sono polacca.

Ma nessuno chiedeva le mie origini!

Ero lì, all’estero, inserita nel gruppo italiano

e non vedevo la necessità

di far notare in ogni situazione la mia... “diversità”?

Da trent’anni sono cittadina italiana,

da venti vivo a Barberino,

 eppure...

 

Il momento più significativo di tutta la gita

è stato il nostro ritorno.

Alla stazione di Parigi mi è capitato

uno scompartimento lontano dal gruppo.

Mi trovavo finalmente da sola, staccata da tutti e da tutto.

Osservavo dal finestrino una donna di colore

avvolta nelle caratteristiche vesti africane.

Il giallo vigoroso metteva in risalto ancora di più

 la floridezza del suo corpo.

Aspettava qualcuno e in attesa, impaziente,

sfogliava ogni tanto un taccuino scrivendoci qualcosa.

Mi chiedevo, se sarebbe stata lei la mia compagna di cuccetta.

Infatti, in breve mi sono trovata in sua compagnia

e anche delle altre sue due connazionali. 

Lente e traballanti, con fatica trascinavano lungo i binari

 innumerevoli bagagli.

Seppellita sotto le valige, borsoni e zaini,

non riuscivo a muovermi.

Piano, piano le donne si sono sistemate.

 Nel corridoio è rimasto ancora un paio di sacchi enormi

 e con crescente inquietudine mi domandavo

come avremmo fatto a dormire?

Il controllore mi guardava con pietosa preoccupazione e con,

 meno male che non si sono presentate altre due persone”,

 mi ha promesso di cercarmi un'altra sistemazione.

Le osservavo:

visi in fiamme, gocce di sudore grondanti dappertutto.

Una di loro, più anziana e più magra,

 abbracciava una pesante scatola di cartone

di circa un metro per quaranta centimetri.

Visibilmente provata, al mio tentativo

di metterla a proprio agio,  non reagiva.

Tra i miei colleghi si è sparsa la clamorosa notizia

della mia “sfortuna”.

Davanti allo scompartimento sfilavano

occhi lampeggianti di curiosità.

Che disgrazia, meno male che non  è toccato a noi”

 mi compativano tutti.

Fortemente divertiti, ci hanno scattato anche una foto

 e le donne sono state informate del fatto

che nemmeno io sono un’italiana, ma polacca.

Ma a loro interessava la nostra provenienza?

Stanche e impegnate a ordinare i bagagli,

 hanno appena prestato attenzione agli “invasori”.

Lasciamo Parigi, ma prima di rientrare a casa,

Burkina Faso, ci fermiamo a Roma per altri dieci giorni!

 Hanno risposto frettolosamente, togliendosi le ciabatte.

Curiosa della loro vita,

osservavo con attenzione le facce mature

 e gli occhi, astuti e intelligenti.

Polsi, collo e caviglie erano ornati

dai fantastici vezzi colorati e variopinti “turbanti”

nascondevano le teste con treccine

meticolosamente raccolte in una codina.

Ogni tanto i nostri sguardi si incontravano

e ci scambiavamo taciti segni d’intesa.

I teneri sorrisi rivelavano la loro vera natura,

 gentile e disponibile.

La più anziana, però,

rimaneva sempre assente, passiva e spenta.

  Le lunghe rughe solcavano le guance bigie

e una pesante felpa, anche se era un caldo soffocante,

ricopriva la sua lunga tunica in fantasia bianco - celeste.

Sistemate nelle cuccette, finalmente ci stavamo rilassando.

Il treno scorreva nel buio ed io stavo in ascolto.

Una lucina blu illuminava appena l’oscurità

piena d’intricate fantasticherie.

 Quel silenzio notturno respirava i segreti oscuri

che con terrore gridavano attorno ai questi angeli bruni,

inquieti nei loro sogni.

Lo spazio dello scompartimento si ampliava

in un panorama di mondi misteriosi

 con strane dimore in argilla rossiccia della savana,

maschere e statue simboliche, atroci riti religiosi.

Il nero vetro della finestra rifletteva

raccapriccianti scenari del mio laptop. *

 

La mattinata si tingeva dei colori di un’alba qualsiasi.

In mezzo ai frammenti di un paesaggio immaginario,

guardavo le donne destarsi dal sonno.

Spuntavano pigramente tra le valige e sbadigliando al sole,

 strutturavano i loro esotici turbanti

con complicati giri di un lungo drappo.

Con culto staccavano con i denti

pezzetti di strani bastoncini,

masticandoli con immensa  soddisfazione.

   L’unica che si è alzata era la più anziana,

ma solo per riempire d’acqua, a metà,

una piccola tanica di plastica trasparente.

Nessuna di loro ha bevuto o mangiato  qualcosa.

 Nessuna ha usato il bagno.

 

Lasciavo la mia avventura con lo zaino pieno di nuovi emozioni,

 futuri racconti in cui vedevo migrare dei popoli,

le loro sofferenze e lotte.

L’ultimo saluto è stato sfiorarsi con le mani.

Mani che non avrebbe mai potuto scrivere frasi false o miserabili!

 

 

* ecco alcuni link

che riportano le vicende delle donne del Burkina Faso.

 

Lascio a voi immaginare lo scopo del pellegrinaggio

delle mie misteriose compagne  del viaggio...

 

http://www.lettera22.it/showart.php?id=3511&rubrica=140

 

http://www.scontifacili.it/Storie_di_donne:_Burkina_Faso_2530.html

 

http://www.ecologiasociale.org/pg/dum_fem_burkina.html

 

http://www.aidos.it/ita/progetti/index.php?idPagina=12

 

 

Daniela Karewicz.

6月5日

RESPINGIMENTI

 

Scacciati.

 

Regnava primavera.

E' la stagione in cui sbocciano i fiori

 e si dimenticano le preoccupazioni invernali.

Tornavo dal lavoro a piedi e respiravo, compiaciuto,

 l‘aria profumata di lillà, quando,

girato l’angolo della strada,

mi imbattei  in uno strano scenario.

 Una lunga eterogenea  fila era davanti alla questura,

 fila di bronci  e  berretti colorati di tutte le etnie del mondo.

 Sotto l’arcata rimbombavano

chiassosi litigi in lingue incomprensibili.

 All’entrata dell’ufficio emigrazione, che tremava di agitazione e caos,

avevo scorto un robusto sorvegliante  che se la prendeva con un emigrante,

piccolo e spaventato. 

Capii che non voleva farlo entrare perché chiudevano.

Il giovane non voleva arrendersi.

Disperato cercava   di   intrufolarsi, agitando le braccia esili.

Ad un certo punto il custode lo spinse

con la forza dei suoi cento chili e il debole corpo,

come un pupazzo, volò via attraverso la strada

per finire ai miei piedi.

Nero di rabbia, coprii di insulti  il sorvegliante

 e aiutai il ragazzo ad alzarsi.

Dal suo naso usciva sangue

e il braccio destro sembrava malconcio.

 Anche il sopracciglio aveva un taglio che cominciava a sanguinare.

Tirai dalla tasca i fazzoletti di carta, giusto per tamponare le ferite.

 Lo presi sottobraccio e lo trascinai alla farmacia vicina.

 Per fortuna il taglio non era profondo

 e con i cerotti sul viso lo portai al bar accanto.

Davanti ad un tè ed un enorme panino che avevo ordinato per lui,

per la prima volta abbiamo scambiato una parola.

-         Perché sei stato così insistente?

          Dovresti sapere che ad una certa ora gli uffici chiudono.

         Se non ci fossi stato io, quel mastino ti avrebbe massacrato - 

dicevo con tono di rimprovero.

-         Ti sembra, che se hai salvato un emigrante

hai fatto una grande cosa?

Non cambi mica niente con quel gesto. Comunque grazie. -

Con forte stretta di mano scattò in piedi.

-         Dove vai?-

-         Di là... Ritorno. -

-         Sei matto?-

-         Devo riprendere il mio posto in fila,

da quattro giorni e quattro notti sono là.

Devo avere il permesso di soggiorno. –

Uscì, lasciandomi consapevole

 della mia impotenza di cambiare il mondo. 

Non tentai nemmeno di corrergli  dietro per fermarlo.

Scossi solo le spalle.

 

Daniela Karewicz

 
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sei grande giovanni
10 月 26 日
8 月 15 日

 

Un bacioneeeeeeee
Aurora

8 月 5 日
easter-bunny.gif easter1 image by dorothysdots dolcissima Pasqua Lupa! Annalarossa
4 月 9 日
Ciao, passo per un saluto e per
augurati un mondo di bene.
Una carezza sul cuore, Vito.
 
3 月 27 日
grazie Lupa di essere venuta a vederci! mi ha fatto un immenso piacere. Tempo fa ti scrissi: chissà se ci potremo conoscere un giorno....Ed ecco fatto ci siamo conosciute! Ti abbraccio forte forte (il mio abbraccio molto "morbidoso") e spero a presto! Annalarossa
3 月 14 日
Nulla发表:

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Non so se la vita é corta o lunga di più per noi
Ma so che niente di ciò che viviamo fa sentire,

se non tocchiamo il cuore delle persone
Molte volte basta essere:

Il collo che accoglie,

le braccia che avvolgono,

la parola che consola, il silenzio che rispetta,

l 'allegria che contagia, le lacrime che scorrono, il desiderio che sazia,

l´amore che promuove.

E questo non è cosa di un altro mondo,

è tutto che fa sentire alla vita, e fa che con lei non sia nè corta,

nè lunga di più, ma che sia intensa, vera e pura, per quanto possa durare

(Cora coralina)

 

 

 

 "> 

3 月 6 日
Ciao se ti va di ASCOLTARE poesie  favole  barzellette  clicca sul nome in parte www.olimpoweb.it  ciao
3 月 1 日
2 月 14 日
Animation1.gif
....a rieccomi...ho ripreso con il mio passatempo preferito...
...premiare le anime piu' belle.....e tu sei una di loro...
1 月 22 日
1 月 11 日
Ehi!!! BUON ANNO!!! spero di "rincontrarti" presto in queste rotte virtuali!
Un abbraccio !!!
Brazir
1 月 1 日
Ad una amica speciale
 
SPECIALISSIMI AUGURI
di
 
BUON NATALE
 
ed un
 
MIGLIORE ANNO NUOVO
 
Un caro abbraccio...ed un sorriso...Nikla
 
12 月 25 日
Cinzia发表:
 
TANTI AUGURI DI BUON NATALE!
BACI
CINZIA
12 月 24 日
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buon natale lupakkiotta....buzi buzoneeeeeee
12 月 23 日
Natale si avvicina ,
è con un tenero pensiero
ti mando un mondo di Auguri.
Che la notte di Natale brilli per
te di luce, di grazia e di amore.
Una carezza sul cuore , Vito.
12 月 18 日
TOCAN CAMPANAS



REPICAN UN SONIDO,

BREVE Y DISTANTE,
SUEAVE SILENCIO,
AL PASO SE VA.

SOBRE LA PAUTA,
LAS NOTAS SE QUEDAN,
EN EL SILENCIO,
ACORDE Y COMPAS.

UN PUÑADO DE NOTAS,
FORMAN UN RITMO,
PEQUEÑO ENFILA,
IGUAL QUE UN SON.

LLEVAN LINEAS DE LUZ,
EN UN CORAZÓN,
SUAVE CANCIÓN,
UNA ILUSIÓN.

LA MUSICA BELLA,
VIDA QUE NACE,
UN CANTO DEL AVE,
LA BRISA DEL VIENTO.

EL CAER DE LAS HOJAS,
REPICA EN EL TRUENO,
AL VENIR LA LLUVIA,
QUE LIMPIA.

NUESTRO CIELO,
LLENO DE NUVES,
PARA ABRIR ,
A UNA VENTANA.

AL SOL
CON SU HERMOSO CALOR.,
VEO CAER EN SALTOS,
LA DICHA.

UNA SONRISA,
DEL RUISEÑOR,
CANTO PROFUNDO,
DE PAZ Y DE AMOR.
12 月 16 日
grazie Daniela, le tue parole per me sono preziose. Chissà se un giorno ci potremo conoscere....
Un abbracccio. Annalarossa
12 月 11 日
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buzi...
12 月 9 日
Ciao cara Amica, grazie per gli auguri!!!!!!
A te un grandissimo abbraccio...ed un sorriso...Nikla
12 月 2 日

Odore di pioggia

 

Nell’aria odore di pioggia.

Dalla loggia della mia casa

c’è un filo di brezza

che accarezza i tigli.

Cadono le prime gocce

sulle rocce dove il passero

fa il nido.

Odore di silenzio intorno

e foglie immobili

sospese nel tempo

come un grigio fazzoletto

si adagiano sul tetto.

11 月 23 日
.Szymczyk发表:
Ciao lupa
 
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11 月 23 日
Cinzia发表:
Ciao donna saggia,
tu hai la chiave per vivere una vita di alta qualità ed
è la passione... che è dentro di te.
Ti abbraccio forte forte e spero tanto che
ci incontreremo nella realtà.
Ti penso spesso,
baci
Cinzia
 
11 月 23 日
Grazie Lu' del tuo commento. Dentro ogni poesia ci sono io anche se talvolta i miei scritti sembrano di pura fantasia. Ne sono molto gelosa e pubblico poco e quando pubblico vuol dire che sono distratta.... Buona notte. Annalarossa
11 月 13 日

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ahaha ecco qua'....rielabolata a mio piaceree...

11 月 6 日